Lutero, “leccapiedi della monarchia assoluta” (F. Engels) e massacratore dei contadini

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“Se puniamo i ladri con la spada e gli assassini con la corda…perchè allora non attacchiamo questi perniciosi maestri di corruzione che sono papi, cardinali, vescovi e l’orda della romana Sodoma, con tutte le armi e non ci laviamo le mani nel loro sangue?”.

Così scriveva Lutero nei confronti dei suoi avversari cattolici. Ma la sua foga, purtroppo, andava e veniva, e i suoi nemici, da uccidere senza pietà, mutavano a seconda dei tempi e delle esigenze. Potevano essere i cattolici, ma anche gli ebrei (vedi il suo “Degli ebrei e delle loro menzogne”;), oppure, in altra occasione, i contadini. Sono loro a venir definiti da Lutero “anime dannate”, “bande diaboliche” da sterminare senza pietà, uno per uno.

Il grande storico del nazismo, il protestante William Shirer,

nel suo Storia del Terzo Reich (Einaudi, Torino, 1974, vol. II, , p. 142, 368-369) ricorda che contro i contadini insorti nel 1525, “come nelle sue espressioni riguardanti gli ebrei, Lutero usava una grossolanità e una brutalità di linguaggio rimaste senza riscontro nella storia tedesca sino ai tempi del nazismo”.

Dal canto suo Lucien Febvre, storico della Riforma, ha definito il libello di Lutero intitolato “Contro le empie e scellerate bande dei contadini”, “di una durezza e violenza sanguinarie”.

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La guerra dei contadini, scoppiata in Germania nel 1525-1526, è una pagina di storia importantissima per comprendere perchè Tommaso Campanella considerasse Lutero “il Machiavelli della fede”, o perchè secoli più tardi, Friedrich Engels, l’amico di Karl Marx, lo definisse il peggior “leccapiedi” dei principi mai visto.

I fatti sono questi: i contadini tedeschi erano oppressi dai loro signori, dalle tasse, dai lavori obbligati, dalle carestie… Gli attacchi di Lutero alla gerarchia ecclestiastica e al papa, il suo invito alla disobbedienza, il suo uso molto spregiudicato e libero (“libero esame”) della Bibbia, i suoi violenti attacchi verso i nemici, bollati sempre come Anticristi…, uniti alle cause economiche e sociali di cui si è detto, scatenarono l’incendio. E’ sempre Engels a ricordarlo: “Il fulmine che Lutero aveva scagliato scoppiò: tutto il popolo tedesco si mise in movimento”.

Scrivono gli storici H.S. Koenigsberger e G.L. Mosse, in L’Europa del Cinquecento (Laterza, Bari, 1969, p. 170): “Certamente la sua riforma (di Lutero, ndr) aveva incoraggiato il radicalismo e molti dei nuovi ‘profeti’ (delle rivolte contadine, ndr) erano passati attraverso il luteranesimo nel loro cammino verso la Gerusalemme celeste, ma Lutero sempre più si andava avvicinando a un altro gruppo di seguaci: quelli che avevano il potere. E’ stato rimproverato a Lutero di aver istituito uno stretto legame tra il trono e l’altare, ma occorre ricordare che senza di esso la sua riforma non sarebbe sopravvissuta”.

Sì, Lutero aveva bisogno dei principi, per questo si schierò sempre dalla loro parte: sia quando concesse al langravio Filippo d’Assia di essere bigamo, sia quando invitò lo stesso Filippo e gli altri Signori Duchi, Conti e Marchesi a uccidere senza pietà i contadini ribelli.

Leggiamo le parole di Lutero: “Un sedizioso non è degno che gli si risponda con ragionevolezza, tanto non capirebbe: con il pugno si deve rispondere a quegli zucconi, sì che il sangue gli coli dal naso. Anche i contadini non intendevano dare ascolto e addirittura non lasciavano parlare; allora si dovette stappar loro le orecchie con palle di schioppo, talchè le teste saltarono in aria… La potestà della terra (i principi, lo Stato, ndr) che altro non è se non lo strumento dell’ira del Signore contro i malvagi, vero e proprio predecessore dell’inferno e della morte eterna, non deve essere misericordiosa, ma severa, implacabile, adirata nel suo ufficio e nell’opera sua… Pertanto, come già scrissi più volte, dico di nuovo: verso i contadini testardi, caparbi, e accecati, che non vogliono sentir ragione, nessuno abbia un po’ di compassione, ma percuota, ferisca, sgozzi, uccida come fossero cani arrabbiati…” (Martin Lutero, Scritti politici, Utet, Torino 1978, p. 515; http://www.storiaechiesa.it/lutero-invita-al-massacro-dei-contadini/#more-765).

E aggiungeva che i contadini sarebbero andati tutti indistintamente all’inferno, mentre “chiunque dalla parte dell’autorità venga ucciso” è “un vero e proprio martire al cospetto di Dio” avendo combattutto al servizio dello Stato e di Cesare, secondo il detto di Cristo: “Date a Cesare quel che è di Cesare” (ecco come la Bibbia, letta liberamente, può diventare una bomba e spingere anche a follie).

I contadini, che certo non si erano risparmiati nelle vendette, vennero uccisi in massa: si parla di oltre 100.000 persone tra quelli che furono colpiti in battaglia e quelli che furono giustiziati in seguito.

“Solo pochi furono i signori e i principi- scrive Walter Platzhoff, in “La guerra dei contadini”, Encicolpedia italiana-, che concedettero loro qualche miglioramento; i più li sottomisero a castighi e multe. Tuttavia la loro posizione generale non peggiorò, nell’essenziale, e nel suo insieme rimase invariata. Ma irritati ed abbattuti da quella catastrofe, i contadini tedeschi vennero esclusi da qualunque partecipazione alla vita politica e culturale della nazione. La guerra dei contadini ha avuto profondi effetti, tanto sullo sviluppo economico sociale della Germania, quanto sul suo sviluppo politico. Non fu l’Impero (il cattolico Carlo V, ndr) a vincere questa rivoluzione, ma i principi territoriali: il che aumentò la loro potenza nell’Impero”.

Proprio con la guerra dei contadini Lutero, che aveva tolto il potere spirituale alla Chiesa, lo affidò definitivamente e in modo assoluto allo Stato, alle autorità secolari, sanzionando una “estensione senza precedenti del raggio d’azione dei loro poteri” (Quentin Skinner, Le origini del pensiero politico moderno, Il Mulino, Bologna, 1989, vol. II, p. 26 e 27) e dando così un contributo essenziale alla formazione dello stato assoluto prima, e della dittatura tedesca poi (di qui, notano tra gli altri il già citato William Shirer, Emilio Gentile, Michael Burleigh, Robert Cecil e altri storici eminenti, l’appoggio massiccio che i protestanti tedeschi diedero ad Hitler per molti anni, venendo il lui il Cesare verso cui Dio richiede, come voleva Lutero, obbedienza sempre e comunque).

Non resta che concludere ricorrendo alle parole del già citato Friedrich Engels: “Lutero doveva scegliere tra di essi ( i contadini e i principi, ndr). Egli, il protetto del grande elettore di Sassonia, lo stimato professore di Wittenberg, che a un tratto era diventato potente e famoso, circondato da una folla di sue creature e adulatori, non esitò un solo istante: abbandonò gli elementi popolari del movimento e si alleò con la parte dei borghesi, dei nobili, dei principi…”; dopo aver usato la Bibbia per sollecitare rivolte, “la rivolse contro di loro” (i contadini, ndr) ” e dalla Bibbia trasse un ditirambo sull’autorità stabilita da Dio, come nessun leccapiedi della monarchia assoluta aveva fatto sino ad allora. La sovranità per grazia di Dio, l’obbedienza passiva e perfino la schiavitù fu sanzionata dalla Bibbia… a vantaggio dei principi” (F. Engles, La guerra dei contadini in Germania, edizioni Rinascita, Roma, 1949, p. 57-61).

da: la voce del Trentino

Di seguito, alcuni passi di Engels:

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